Allegory of a River - Francesco Bertos

Allegory of a River

Francesco BERTOS
(Dolo 1678 - id. 1741)

Marble
H. 0,58 m; W. 0,33 m

Date: ca. 1700

Provenance: Private collection

Our sculpture has been examined by Mr Charles Avery on March 8th, 2016. He orally confirmed its authenticity.


L'inedita piccola scultura raffigura, secondo una ben consolidata iconografia d'antica trazione greca e romana, l'Allegoria di un Fiume nelle forme di un uomo maturo, barbato e recumbente poiché, per usare le parole di Cesare Ripa, la sua proprietà è, per l'appunto, di «andare per terra», poggiato su un' «urna dalla quale esce acqua in grandissima copia» (RIPA [1593] 1992, p.133). Seppur definito, dunque, nell'iconografia essenziale di corso d'acqua, non altrettanto chiara appare la sua specifica identità, anche se è possibile avanzare un'ipotesi sulla base del particolarissimo atteggiamento. Il Fiume, infatti, non sembra posarsi semplicemente sull'urna ma piuttosto si ripiega su di essa volgendo il capo in direzione opposta, guardingo, quasi volesse sottrarla al nostro sguardo, mentre l'avvolge in un cumulo di nubi che a stento riesce a trattenere con le mani. Anche il drappo, utilizzato di norma per ricoprire in parte le nudità in questi tipi di allegorie, qui fornisce essenzialmente la protezione dalla cruda roccia al vigoroso corpo del Fiume che vi si sdraia, rivestendo solo in parte la schiena della figura ma avvolgendone invece abbondantemente la spalla sinistra e il braccio corrispondente, così da contribuire all'occultamento dell'urna, simbolo della sua sorgente. L'opera, dunque, sembrerebbe rappresentare un Fiume dalle sorgenti ignote, come ad esempio il Danubio. L'artista, tuttavia, fornisce un'interpretazione del tutto originale rispetto a quanto codificato da Ripa nella sua Iconologia relativamente a questo soggetto, che così descrive: «copresi il capo con velo, percioche non si sapeva di certo l'origine del suo nascimento, onde Ausonio negl'Epigr. così dice: Danubius penitis caputi occultatus in oris» (Ivi, p. 136); un'iconografia utilizzata anche nella celeberrima Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini per il Nilo.
Tale estrosa versione del soggetto s'unisce ad evidenze stilistiche, tipologiche e formali, tali da condurci ad assegnare il marmo in oggetto all'inconfondibile mano di quello spirito bizzarro che fu Francesco Bertos, «valente discepolo», secondo le parole di Giannantonio Moschini (GUERRIERO 2003), di Giovanni Bonazza. Bertos fu dei più prolifici e valenti scultori del Settecento veneziano, noto agli specialisti e a gran parte degli amatori d'arte per quei suoi dinamici gruppi costituiti da numerose figure strette in viluppi acrobatici, approntati in marmo o in bronzo per i collezionisti più esigenti e aggiornati della sua epoca – dai Pisani, ai Sagredo, ai Manin, al maresciallo von der Schulenburg, alla corte dei Savoia, sino allo zar Pietro il Grande – ed oggi esposti in alcuni dei più importanti musei e collezioni del mondo.
Accanto a tali complesse composizioni, funzionali all'esposizione di complicati concetti allegorici, caratterizzate da un'incredibile perizia tecnica che suscitava nei contemporanei grande ammirazione ma generava anche sospetto di stregoneria, l'artista eseguì anche più semplici lavori costituiti da figure singole, il più delle volte destinati a formare delle coppie, sia profane sia sacre.
È il caso del San Girolamo penitente delle collezioni civiche patavine (fig. 1; inv. 110), semisdraiato come il Fiume in esame, sebbene in controparte, che presenta le stesse snelle proporzioni del corpo, la medesima caratterizzazione fisionomica e un'identica meticolosa definizione dei particolari anatomici. Si tratta di un soggetto devozionale che diviene però quasi un pretesto per dare vita ad un raffinato nudo virile, la cui tensione muscolare malgrado la posa statica trasmette una sensazione di moto trattenuto. Il confronto permette di rilevare lo stesso raffinato e virtuosistico gusto nella trattazione del corpo virile che si compiace di rendere scrupolosamente la struttura anatomica, l'affiorare dei muscoli e delle ossa sotto la pelle, il risalto delle vene e dei tendini, così come accade anche nella figura di vecchio posto all'apice del gruppo marmoreo raffigurante l'allegoria dell'Inverno del Palazzo Reale di Torino (Planiscig 1928-1929, p. 569; Avery 2008, p. 182, cat. 47), o nella Figura virile barbuta con bambino piangente di collezione privata (AVERY 2008, p. 170, cat. 25, tavv. 33, 56-57) (figg. 2-3) che presentano la stessa tipologia fisionomica e la medesima resa tecnica dei particolari quali la capigliatura sottilmente cesellata a brevi ciocche, la barba bipartita sul mento, gli occhi con la pupilla incisa da un foro sottilissimo ad indicare l'orientamento dello sguardo.
Vale la pena di sottolineare anche come altri particolari risultino pienamente coincidenti con le opere di Bertos; ad esempio, la definizione del brullo e roccioso terreno che costituisce il basamento del Fiume appare identica non soltanto a quella dello stesso San Girolamo penitente, ma anche a quella di molti altri gruppi marmorei come quelli conservati nel Palazzo Reale di Torino provenienti, con ogni probabilità, dal palazzo veneziano dei Pisani di Santo Stefano (AVERY 2008, pp. 180- 183, catt. 44-50), o quelli raffiguranti tre dei Quattro elementi in Collezione privata (Ivi, pp. 187-189, catt. 56-58). Tra essi l'Acqua (figg. 4-5) presenta una figura maschile, identificata come Oceano, il cui atletico corpo, dai muscoli morbidamente evocati dal marmo traslucido, appare modellato con la stessa sensibilità del nostro Fiume di cui condivide la medesima fisionomia.
La datazione del Fiume, che costituisce un'importante aggiunta al catalogo di Francesco Bertos, in virtù del linguaggio espresso parrebbe potersi collocare cronologicamente nella fase della piena maturità dell'artista; epoca a cui appartengono, del resto, anche le sculture sin qui citate. Lo confermerebbe anche il confronto con la figura di analogo soggetto (fig. 6) recentemente ricondotta opportunamente nel corpus delle opere giovanili dello scultore da Simone Guerriero (GUERRIERO 2014), ove Bertos appare ancora fortemente influenzato nella formulazione dell'immagine dall'esempio di Giovanni Bonazza. In quest'ultima opera dalla posa assai simile ma ancora ispirata ai tipi maschili più torniti del maestro veneziano e ancora dipendente dal suo morbido, 'sensuoso', modellato, traspaiono tuttavia i caratteri salienti dello stile dell'artista che con cura descrive i dettagli: le mani, i piedi, la muscolatura delle braccia, la barba. Nel nostro Fiume l'eloquio si fa invece più essenziale, la figura mantiene il suo vigore, le sue caratteristiche fisionomiche ma si affina e s'allunga, mentre il chiaroscuro si fa meno sfumato ma più 'grafico' e netto; permangono inoltre alcune soluzioni formali come quella dell'acqua che fuoriuscendo copiosa dal vaso s'infiltra sotto il basamento quasi come si trattasse di un lembo di lenzuolo di lino leggero che tirato per essere tolto fosse rimasto impigliato per un tratto sotto nel letto.

Monica De Vincenti


Bibliographie de référence :

RIPA [1593] 1992
RIPA, Iconologia [1593], sous la direction de P. BUSCAROLI, Milan 1992, p. 133, 135.

PLANISCIG 1928-1929
Leo Planiscig, « Dieci opere di Francesco Bertos conservate nel Palazzo Reale di Torino », dans Dedalo, IX, 1928-1929, p. 561-575.

DE VINCENTI 2000
M. DE VINCENTI, « San Girolamo penitente », dans Dal Medioevo a Canova. Sculture dei Musei Civici di Padova dal Trecento all'Ottocento, cat. exp. sous la direction de D. Banzato, F. Pellegrini, M. De Vincenti, Padova, Musei Civici agli Eremitani, 20 février 16 juillet 2000, Vénise 2000, p. 151-152.

GUERRIERO 2003
S. GUERRIERO, "Per l'attività padovana di Giovanni Bonazza e del suo “valente discepolo” Francesco Bertos", Bollettino del Museo Civico di Padova, XCI, 2002, p. 105-120.

DE VINCENTI 2004
M. DE VINCENTI, « Bertos, Francesco », dans The Encyclopedia of Sculpture, sous la direction de A. Böstrom, New York/London 2004.

AVERY 2008
C. AVERY, The Triumph of Motion: Francesco Bertos (1678-1741) and the Art of Sculpture, Turin 2008.

GUERRIERO 2014
S. GUERRIERO, « Another Sculpture by Francesco Bertos in the Walters Art Museum », dans The Journal of the Walters Art Museum, 72, 2014, p. 125–128.

Legal notice
Andlauer Hof | Münsterplatz 17 | 4051 Basel | Switzerland | Tel +41 61 681 35 35 | Fax +41 61 681 75 70